26/03/2013 Chi dona non ha problemi....Che tipo di comunicazione può essere utile nella relazione con i donatori volontari di sangue?

Si è tenuto a Roma il 20 e 21 marzo 2013, presso L'aula Magna "Reali" dell'Università degli Studi di Tor Vergata, il Corso Regionale per il personale afferente alle Associazioni e /o Federazioni Donatori Volontari Sangue: Responsabili Unità di Raccolta, Direttori Sanitari, personale Medico ed Infermieristico già operativo impegnato nella raccolta sangue. Un lungo titolo per non escludere nessuno degli attori impegnati in questo processo che nasce da un dono: quello del sangue, offerto volontariamente (e in Italia GRATUITAMENTE), spesso a persone ignote al donatore. Il processo di donazione è lungo e articolato, ma inizia con un gesto semplice: varcare la porta di uno dei Centri di Raccolta , anche itineranti, e riempire il modulo che l'infermiera o il volontario offrono al potenziale donatore. La relazione inizia già da quel primo momento, e farà differenza essere accolti con un sorriso o frettolosamente. Poi ci sarà il colloquio con il medico, che valuterà l'idoneità alla donazione; lì ci sarà da fare i conti con il proprio stato di salute , ma anche con il proprio stile di vita, che può influire anche occultamente sulla salute di chi dona. Pensiamo all'uso di alcolici o ai comportamenti sessuali rischiosi. Arrivare con l'idea di donare e non poterlo fare costituisce per alcuni un trauma: si può sperimentare un senso di inadeguatezza , si può percepire la mancata donazione come un rifiuto della propria persona, o si può scoprire inaspettatamente una patologia che spaventa. A volte si può provare rabbia o sconforto, perchè il donatore è lì per offrire il sangue ad un proprio caro. Altro momento nevralgico è proprio quello della donazione: si rimane attaccati ad una macchina con un ago in vena per alcuni minuti, mentre il personale sanitario si muove intorno con competenza o con indifferenza o a volte conflittualmente. Il senso di solitudine o la paura di non essere presi in carico pienamente, può giocare brutti scherzi al donatore proprio in questo momento. La gestione di tutte le situazioni sopra descritte richiede capacità empatiche, da parte degli operatori sanitari e dei volontari, ma richiede anche la conoscenza di tecniche comunicative da utilizzare nei momenti critici. La dottoressa Lucilla Ricottini e il dottor Lorenzo Salvi hanno utilizzato alcuni degli strumenti che offre la CNV ( Comunicazione Nonviolenta di M.Rosembreg) per una dimostrazione didattica di tipo interattivo. La comunicazione Nonviolenta invita a creare una relazione empatica con l'interlocutore, cercando il contatto con ciò che è vivo nell'altro e in se stessi: i sentimenti presenti in quel momento e i bisogni , soddisfatti o insoddisfatti, delle persone che entrano in relazione. Alcune simulate, in aula, hanno permesso ai presenti di verificare quanto la connessione empatica sia utile a sciogliere i "nodi" comunicativi e come sia possibile mantenere il contatto con noi stessi e con l'altro anche nei momenti più critici.


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