03/12/2019 - La PNEI psiconeuroendocrinoimmunologia
Vi riporto a seguire un articolo, estrapolato da Wikipedia, che costituisce una sintesi molto chiara ed esaustiva di cosa è la psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI.) Il primo e più noto divulgatore in Italia della PNEI è stato Francesco Bottaccioli, giornalista scientifico di grande competenza e di fine cultura, autore di numerosi libri sull’argomento. “La psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) è la scienza che studia le interazioni tra i sistemi nervoso centrale, endocrino e immunitario, nonché il loro effetto sul comportamento umano e animale. La scienza del Sistema PNEI, o Psico-Neuro-Endocrino-Immunologi, nasce nella seconda metà degli anni 80 in seguito ad una scoperta sensazionale: il linfocita, cellula tipicamente immunologica, produce TSH, ormone ipofisario che regola il rilascio degli ormoni tiroidei. Oltre al TSH, il linfocita produce numerose altre molecole ad attività neuroendocrina; esso, inoltre, è capace di ricevere segnali della stessa molteplice natura e pertinenza, ovvero espone dei recettori specifici per vari mediatori del sistema endocrino e del sistema nervoso centrale. Che esistesse una stretta interdipendenza tra il sistema neuroendocrino e il sistema immunitario, era già stato suggerito nel 1967 dagli studi su cavie effettuati in laboratorio dal Professor Walter Pierpaoli i cui risultati sono stati pubblicati su Nature, gettando le basi della NIM, o Neuro-Immuno-Modulazione, successivamente evolutasi come PNEI. Integrazione tra i sistemi Oggi è noto che non esiste una suddivisione netta, se non in senso classificativo e didattico, fra i mediatori dei tre sistemi che compongono la rete integrata, e che sotto il profilo funzionale, al contrario, le citokine, i neurotrasmettitori e gli ormoni rappresentano una categoria di mediatori comuni ad una unica rete. Ad esempio, ogni cellula del sistema nervoso centrale (SNC), inclusi quindi i neuroni, la glia ed in particolare la microglia, è in grado di ricevere e produrre segnali relativi alla funzionalità immunitaria, così come è noto che avvenga il contrario, cioè che mediatori della risposta immune, caratteristicamente le citokine, influenzino circuiti prettamente encefalici per la modulazione della risposta immunitaria da parte del SNC. Ancora, le molecole che siamo abituati a chiamare ormoni e quindi a considerare attive in un'area biologica di funzionamento endocrino, in effetti sono in grado di influenzare la risposta immunitaria e di agire in sinergia con SNC e SI. In estrema sintesi, il sistema PNEI costituisce una rete integrata di autoregolazione che mira al mantenimento della omeostasi, ovvero di una costanza chimico-fisica, biologica e psicologica dell'ambiente interno (milieu interieur), in risposta a stimoli di varia natura, da infettivi a psicosociali[ Come è implicito nella stessa nomenclatura, la scienza che studia il Sistema PNEI si occupa in primo luogo di fornire le basi biologiche della comunicazione bidirezionale fra i tre sistemi endocrino, immunitario e neuropsicologico. In secondo luogo, d'altronde, le corpose basi teoriche e sperimentali della scienza PNEI rappresentano il cardine dell'interazione dell'assetto neuropsicologico e psicoemotivo con la sfera chimico-fisica e organica della vita biologica, in condizioni fisiologiche e patologiche. Patologie[ In astratto, si può affermare che un'efficace prevenzione delle malattie, in particolare di alcune, abbia luogo in prima battuta con un sistema di difesa PNEI performante e reattivo; oppure, si può affermare che lo stato psicoemotivo ed affettivo dell'individuo influenza o modifica il decorso di un evento patologico. In un ordine di idee più concreto, esiste un'infinita variabilità interindividuale ed anche intraindividuale alla base della possibilità di sviluppare o meno un dato fatto patologico, basata sul principio dell'interazione fra fattori genetici ed ambientali” La domanda che oggi vi pongo è la seguente: possiamo ipotizzare che la PNEI giochi un ruolo, in modo diverso da individuo a individuo, nel delicato rapporto tra salute e malattia?

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