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09/01/2018 - Approccio Touchpoints e sostegno alla crescita
In ogni fase dello sviluppo vanno considerate la prospettiva del bambino e quella del genitore Lo sviluppo del bambino avviene in quanto parte di una relazione continua e stabile con i genitori, e il significato che assume dipende anche dal modo in cui il bambino viene guardato, ascoltato, pensato e “sentito” da parte di chi lo accudisce. I touchpoints sono momenti sensibili della crescita in cui il comportamento del bambino si disorganizza e, di conseguenza, può disorientare i genitori, alle prese con i loro compiti educativi e di accudimento. Un processo relazionale e discontinuo Lo sviluppo psicomotorio non segue una progressione regolare, è discontinuo e procede con scatti in avanti e pause. Questi scatti possono essere accompagnati da fasi di disorganizzazione («improvvisamente ha cominciato a piangere di più, a essere più irritabile») o anche da regressioni («ha ricominciato a svegliarsi la notte», «non gioca più da solo», «non vuole più andare all'asilo»). Allearsi con gli operatori Sono fasi normali, spesso dovute a momenti di particolare eccitazione per nuove esperienze e conquiste del bambino («ha cominciato a camminare da solo», «in pochi giorni ha aumentato tantissimo le parole che usa per parlare») e durano pochi giorni o settimane. I genitori, però, possono sentirsi disorientati, temere che il bambino stia regredendo o di aver sbagliato qualcosa con lui. Il pediatra e neonatologo Gherardo Rapisardi, assieme agli psicologi Luca Migliaccio e Fabia Banella, ci parleranno dell’importanza dell’approccio Touchpoints in “Passo dopo passo”, la nuova rubrica che verrà inaugurata sul prossimo numero di UPPA

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